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Notizia 07/05/2019

i cannabinoidi contro il dolore cronico sono previsti per legge (Legge 38/2010)


L’utilizzo di farmaci oppioidi nei pazienti con dolore cronico non deve essere demonizzato giacché, secondo le evidenze scientifiche e la Società Italiana di Farmacologia, rappresenta una strategia terapeutica fondamentale.
Tuttavia, l’uso di tali farmaci nel dolore cronico non oncologico è ancor oggi oggetto di controversie. Nonostante l’effetto analgesico accertato e una loro discreta maneggevolezza, gli oppioidi non vantano un adeguato utilizzo nella pratica clinica corrente, probabilmente perché oggetto di pregiudizi storici, che vedono il loro utilizzo confinato spesso al solo trattamento del dolore neoplastico.
Nel 2010 in Italia con l’approvazione della legge 38/2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore, si è giunti a garantire una presa in carico adeguata dei pazienti affetti da dolore di origine oncologico o da dolore cronico non-oncologico attraverso la realizzazione di una rete integrata di servizi.

«Si dice che il paziente che assume oppiacei non possa compiere alcune attività quotidiane, come, ad esempio, guidare l’automobile» - afferma La Prof.ssa Patrizia Romualdi dell’Università di Bologna, Professore Associato di Neurofarmacologia del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, esperta di dolore e abuso di farmaci - «Tuttavia è stato dimostrato che il deterioramento cognitivo di un paziente con dolore cronico non trattato, sia di gran lunga  peggiore rispetto alle alterazioni cognitive di un paziente sottoposto a terapia con oppiacei».
Sebbene nel corso degli anni l’utilizzo degli oppiacei sia stato associato allo sviluppo di dipendenza, le evidenze scientifiche affermano che: in presenza di un dolore cronico, l’assunzione di un oppiaceo non genera l’attivazione di quei meccanismi di gratificazione che portano all’abuso e che predispongono, quindi, il paziente alla dipendenza psichica.
A supportare tali evidenze scientifiche è il Position Paper della Società Italiana di Farmacologia (SIF), il quale afferma che: la terapia con oppiacei in pazienti con pregressa storia di disturbo da uso di sostanze (SUD), non deve essere criminalizzata o evitata, ma attentamente monitorata.
È opportuno considerare, tuttavia, che la terapia con farmaci oppiacei non è scevra da effetti collaterali, quali:
depressione respiratoria
stipsi
nausea/vomito 
Pertanto, è importante porre attenzione alla presenza di concomitanti condizioni cliniche dei pazienti, valutare sempre il rapporto rischio/beneficio della terapia e monitorare il quadro clinico mediante adeguati dosaggi di farmaco, evitandone la somministrazione in soggetti che presentano già una sintomatologia assimilabile a quella degli effetti collaterali.
Da dove nasce la demonizzazione dell’uso degli oppiacei nella pratica clinica?
Facciamo un passo indietro: da centinaia di anni il termine oppio è stato associato a dipendenza e abuso e inoltre da più di 10 anni negli Stati Uniti d’America si è assistito ad una vera e propria epidemia legata ad abuso e overdose da farmaci oppioidi prescritti per il controllo del dolore.
«Non stiamo in realtà parlando di persone con dolore cronico malate che necessitano del trattamento farmacologico adeguato che è l’oppiaceo — spiega la professoressa Romualdi. — Stiamo parlando di due fenomeni che in America hanno generato comportamenti di “misuso” e di “diversione”. Il misuso è un uso non appropriato di un farmaco, al di fuori della prescrizione medica. Nella diversione, invece, c’è un trasferimento intenzionale del farmaco ad altre persone che in realtà non hanno il dolore cronico, determinando in tal caso lo sviluppo di una dipendenza psichica».
Gli ultimi dati del 2018, pubblicati anche recentemente dal Centers for Disease Control and Prevention, (CDC), organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America, hanno però dimostrato che il fenomeno della demonizzazione degli oppioidi nel dolore cronico si sta un po' ridimensionando.
Infatti, attualmente più del 3% della popolazione adulta negli Stati Uniti riceve una terapia cronica con oppioidi.
Nel giugno del 2018 è stato pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Jama in cui si evidenzia come i morti per overdose da oppiacei hanno generalmente un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. E’ evidente pertanto che non si tratta di pazienti affetti da dolore cronico ma di giovani che, in presenza di problematiche (come il Disturbo da stress post-traumatico, PTSD) o semplicemente con problemi psico-socio-comportamentali, assumono farmaci oppiacei o droghe d’abuso, anche ad alti dosaggi diventandone quindi dipendenti. In aggiunta, bisogna considerare che spesso questi farmaci vengono acquistati illegalmente e senza appropriata prescrizione medica.


In conclusione, l'obiettivo di una buona pratica clinica nel contrasto del dolore cronico è essenzialmente basata sull'appropriatezza prescrittiva e su un accurato counseling prima e durante la terapia, ma è necessario ricordare che la terapia con oppiacei in condizioni di dolore cronico non è associata a dipendenza in quanto non determina l’attivazione di quei meccanismi di gratificazione che portano all’abuso e che predispongono, quindi, il paziente alla dipendenza psichica. Trattare il dolore cronico è una necessità dal momento che, soprattutto nei pazienti over 65 le conseguenze di una mancata terapia sono numerosissime: depressione, ansia, difficoltà socio-relazionali, malnutrizione, disturbi del sonno, aumento della disabilità e del rischio di sindrome da allettamento e di cadute che peggiorano, spesso in modo irreversibile, lo stato funzionale e la qualità di vita di questi pazienti
La Prof. Romualdi afferma: «Le persone con dolore cronico hanno diritto alla cura e l’aspetto positivo della legge 38 è stato farlo capire prima di tutto ai medici. Mi accorgo spesso che tra i miei colleghi c’è una tendenza ad essere ancora culturalmente legati a falsi miti e a pregiudizi: c’è ancora paura di creare tra i pazienti dei tossicodipendenti».

 Bibliografia:
D.Fornasari, G.Gerra, S.Maione, G. Mannaioni, A. Mugelli, D.Parolaro,P. Romualdi, P.Sacerdote. Trattamento del dolore cronico in Italia: appropriatezza terapeutica con oppiacei e timore di addiction: situazione italiana vs USA. Approvato dal Consiglio Direttivo 2015-2017 che l’ha commissionato e dal Consiglio Direttivo 2017-2019. Position paper della Società Italiana di Farmacologia
R. Bernabei, E. Manes-Gravina, F. Mammarella, Pain and frailty in the elderly. G Gerontol 2010;58:303-308
T. Gomes, M. Tadrous, M. M. Mamdani, et al J. Michael Paterson, David N. Juurlink. The Burden of Opioid-Related Mortality in the United States. JAMA Netw Open. 2018;1(2):e180217. doi:10.1001/jamanetworkopen.2018.0217
 




Notizia 05/05/2019

Schwannomatosi ed NF2 a mosaico. A volte solo l'indagine genetica sui tumori è dirimente


Sono stati indagati quindici pazienti con diagnosi clinica di schwannomatosi per la presenza schwannomi multipli senza coinvolgimento del nervo acustico, senza anomalie oculari e con esame genetico su sangue negativo per mutazioni NF2 e SMARCB, positivo per mutazione LZTR1(7 pazienti su 15).
L'indagine genetica sul tessuto tumorale degli schwannomi in 5 pazienti ha fatto porre diagnosi di NF2 e sorprendentemente due casi avevano positività per mutazione LZTR1 a livello ematico.

Phenotypic and genotypic overlap between mosaic NF2 and schwannomatosis in patients with multiple non-intradermal schwannomas.
Hum Genet. 2018 Jul;137(6-7):543-552. doi: 10.1007/s00439-018-1909-9.

Autori: Kehrer-Sawatzki H1, Kluwe L2, Friedrich RE3, Summerer A4, Schäfer E4, Wahlländer U5, Matthies C6, Gugel I7, Farschtschi S2, Hagel C8, Cooper DN9, Mautner VF2.

1Institute of Human Genetics, University of Ulm, 89081, Ulm, Germany. hildegard.kehrer-sawatzki@uni-ulm.de.
2Department of Neurology, University Hospital Hamburg Eppendorf, 20246, Hamburg, Germany.
3Department of Oral and Maxillofacial Surgery, University Hospital Hamburg Eppendorf, 20246, Hamburg, Germany.
4Institute of Human Genetics, University of Ulm, 89081, Ulm, Germany.
5KBO- Children Clinical Center Munich, 81377, Munich, Germany.
6Department of Neurosurgery, University of Würzburg, 97080, Würzburg, Germany.
7Department of Neurosurgery, University Hospital Tübingen, 72076, Tübingen, Germany.
8Department of Neuropathology, University Hospital Hamburg Eppendorf, 20246, Hamburg, Germany.
9Institute of Medical Genetics, School of Medicine, Cardiff University, Cardiff, CF14 4XN, UK.




Notizia 27/04/2019

VERSO IL 5G: POSSIBILI RISCHI SANITARI


L'autorevole relazione in slides del dott. Agostino Di Ciaula, Presidente del Comitato Scientifico al congresso nazionale ISDE, Arezzo, 5 aprile 2019










Notizia 26/04/2019

L'articolo più recente sulla Schwannomatosi


Per leggere l'articolo sulla Schwannomatosi e' possibile fare click sul link seguente: Schwannomatosis

Chi non sa l'inglese può rivolgersi per aiuto a noi.




Notizia 26/04/2019

L'autonomia possibile


La malattia ci cambia. E l'handicap si può modulare, adattandolo e trovando una nuova autonomia...






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